Gestire l'incertezza

 

 

Sabato 6 febbraio, mediante un collegamento Zoom, la Comunità dei Focolari della Svizzera italiana – o almeno una sessantina di coraggiosi che hanno accettato la sfida dei collegamenti a distanza diventati ormai in alcuni ambiti, penso alla scuola, un’abitudine anche troppo ricorrente - si è ritrovata per un vero e proprio incontro strutturato. Lo sappiamo: gli incontri in presenza di gruppi anche solo un po’ consistenti sono ormai diventati impossibili; e questo ormai da molti mesi. A maggior ragione, da più parti si sentiva l’esigenza di rivedersi.  

Molto attuale il tema dell’incontro: come “gestire”, in epoca di pandemia, le nostre fragilità e quelle di coloro che, per età anagrafica o perché obbligati dalle leggi a sospendere l’attività lavorativa, sono confrontati - da mesi - con problemi inediti e, qualche volta, drammatici. Pensavamo un po’ tutti di essere “padroni del nostro destino”: la pandemia ci ha costretti a guardarci – come forse mai avevamo fatto – in uno specchio niente affatto deformante: siamo e rimaniamo fragili.  

Come riprendere il controllo delle nostre vite?  Si prende spunto dal dossier di Città Nuova ‘Oltre le ferite’ (1), in particolare nel capitolo di Elena Granata intitolato ‘2020, l’anno in cui abbiamo perso il futuro (e riscoperto quanto oro vale il presente)’. Siamo entrati in un’era di grandi incertezze.

Incertezza: questa parola fino a poco tempo fa per gli adulti quasi sconosciuta si è fatta ora realtà nel quotidiano e nel futuro di molti. Il disorientamento dei padri e delle madri si riversa anche sui ragazzi, cui non sfugge la precarietà e la vaghezza di ciò che li attende. Forse la sfida sta proprio qui: “…  come adulti, vigilare sulle ferite che il cambio di scenario può aver provocato, farci carico delle loro mancate aspettative e delle loro paure.

Gestire l’incertezza può voler dire rispondere ad un invito a diventare adulti, imparare a pensare ed entrare in sintonia profonda con la nostra storia di oggi, imparare a leggerne i segni e le ripercussioni sulla società.

L’incertezza del dopo Covid ci fa inoltre partecipare all’incertezza che muove i migranti di tanti Paesi a mettersi in marcia verso gli orizzonti - incerti - di una vita migliore. C’è una “comunanza di destino che ci lega tra luoghi distanti del mondo, tra mondi connessi.”

È più che mai attuale l’invito di Papa Francesco rivolto ai 2000 giovani che hanno preso parte al convegno “L’economia di Francesco”:

È ora il tempo di cambiare gli stili di vita, i modelli di produzione e di consumo, le strutture consolidate di potere che oggi reggono le società. Senza fare questo non farete nulla.”

Grazie alle facilità della piattaforma i partecipanti possono poi scambiarsi impressioni sul tema ed esperienze di vita suddividendosi in piccoli gruppi in una decina di ‘stanze’.

Di nuovo in plenum, cade molto bene la proposta concreta delle adozioni a distanza di Famiglie Nuove – che prosegue ormai da parecchi anni – intesa a sostenere famiglie e persone bisognose in parecchie nazioni di tutto il mondo. Grazie ai donatori della Svizzera Italiana si offre sostegno in particolare a famiglie in Libano e Pakistan. Qualcuno si annuncia in diretta per assumere …un terzo padrinato! I partecipanti si ritrovano – ancora una volta – ad essere grati per un carisma – quello di Chiara Lubich - che invita sempre di nuovo a guardare ‘lontano’ e – quando possibile - ad agire. Scoprendo ogni volta un po’ di più che è proprio vero: un mondo migliore e unito è possibile.

Paolo Binda

  1.  Oltre le ferite, AA VV, supplemento al n. 1/2021 di Città Nuova, pp. 11-20